Informazioni Generali:
Provincia: SalernoPaestum è un libro aperto
sulla grandezza e sulla universalità della cultura greca. Ma è anche il luogo di magiche
suggestioni dove una luce modulata accarezza conci e frontoni, pronai e portici. Una
scheggia di storia infissa nell'infinita gamma degli azzurri di un cielo e di un mare
senza uguali.
Bisogna indugiarvi di sera
quando le ombre della notte allungano e prendono a far vibrare tutto l'insieme dei templi
e delle singole pietre. Allora Paestum non sai più se sia soltanto un
miraggio o un gioco della notte... e non ci si sazierebbe mai di quella regia che varia
attimo dopo attimo luci e ombre, che accende e spegne ogni angolo di questo scheletro di
città. E il vento accarezza i colonnati trattandoli come corde di un'arpa magica, scivola
imperioso nella piana, purifica questa terra dal ventre generoso.E i fari delle auto
scivolano via come veloci meteore. In faccia al mare c'è la pietra, sfiorata per millenni
dal vento,dalla brezza di questo mare che l'ha resa di una consistenza
particolare,vellutata. E in faccia alla pietra c'è il sole che elargisce tutte le
sfumature del suo itinerario, dal rosso sanguigno alle pallide venature del violetto.
Eh sì, queste pietre solenni e aspre recano
in sè tutta la volontà e l'ingegno dell'uomo e rappresentano la sfida ad una dimensione
che doveva essere stata unica fino ad allora in unpaesaggio dominato dalla piattezza del
mare e dell'orizzonte. Questi templi, arrivati fino a noi in buono stato - secondi in
questo solo al Theseion di Atene - si elevano oltre la
cerchia intatta delle mura, il più cospicuo esempio di fortificazione delle città greche
d'Occidente.
Davanti al tempio di Nettuno fioriscono ancora cespi di rose
che perpetuano la tradizione dei bifera rosaria di Paestum
celebrati da Virgilio e da altri poeti romani. Rose note anche a molti
viaggiatori stranieri che nel corso del Gran Tour arrivano fino a Paestum catturati dal
fascino della civiltà greco-romana e dal gusto della scoperta romantica: parlo del Piranesi
disegnatore o del cronista Goethe o del meno celebrato Seume
che partì a piedi da Lipsia e che cercò le rose di Paestum, "...ahimè invano
perche erano state tutte strappate dai visitatori...".
Già, il tempio di Nettuno,
il più grande, il più alto esempio di architettura dorica in tutto l'Occidente,
quello meglio conservato. Sul travertino locale,formato dalle incrostazioni calcaree del
fiume Salso, il tempo ha disteso una calda patina dorata quasi intendesse
proteggerlo dalla sua stessa ingiuria e come se volesse esaltare quel senso di saldezza e
di eleganza che emana dalla struttura grandiosa, dalle proporzioni perfette, dalle
soluzioni tecniche senza precedenti.
Gli altri templi sono forse da meno? No di
certo: ugualmente possenti ma snelli, ugualmente imponenti eppure eleganti. Un'ampia
gradinata conduce ad un altro podio, a quel tempio Italico dedicato a Giove,
a Giunione e a Minerva che era forse il capitolium
dellà città e sul cui altare non officia più nessun sacerdote: eppure di lì ti aspetti
che sgorghi improvviso l'impeto di un concerto di Dvorak o la musicalità di un
poema sinfonico di Strauss mentre il sole accende un nuovo giorno. Un tempio
"violentato" dai Normanni quando portarono sei colonne in un salone del palazzo
vescovile di Salerno per sostenerne le volte. Appena più in là, un ciuffo di pini fa da
corona ad una spianata sulla quale c'è il tempio di Cerere le cui
leggere proporzioni non paiono consone al culto ben radicato della dea Athena
alla quale, in realtà, è dedicato questo tempio. E' tuttavia impossibile sottrarsi al
fascino discreto di queste opere, chiamati come si è a testimoniarne il tempo, a farne
propria la loro storia: si sta al gioco della memoria mentre l'eco di un paio di milenni
sfiora pudicamente le colonne modulando sempre nuovi suadenti richiami.
da: http://www.comune.capaccio.sa.it |